Lettera Aperta agli ex Direttore Generale e Vice Direttore Generale di Banca Commerciale Sammarinese Valerio Benvenuto e Paolo Droghini:

Egregi Dott. Benvenuto e Dott. Droghini,
sono Rocco Luglio, direttore di segretidibanca.wordpress.com

Poiché non sono riuscito a comunicare con voi e non  avete risposto nemmeno ai quesiti inoltrativi tramite posta privata su Social network, vi pongo qualche domanda in merito a quanto accaduto in Banca Commerciale Sammarinese direttamente dalle pagine di chi vorrà pubblicarle.

Dunque:

– Considerato che qualche anno fa (a quanto pare) lei, Benvenuto pare abbia sventolato in faccia a chi le chiedeva lumi sulla sottrazione del proprio capitale da parte di BCS una pseudo-delega priva di firma del funzionario della banca, di timbro, di data e persino di conto di riferimento e negava le irregolarità di quanto commesso sempre da BCS difendendosi dietro a quella che parrebbe un assurdità sprovvista di ogni crisma di legalità .

– Considerato che lei, benvenuto, asserì davanti a due testimoni (uno avvocato del foro di Roma) che della cliente dal punto  di vista umano a lei non poteva fregargliene di meno (tant’è vero che l’ha lasciata sul lastrico nonostante lei sapesse tutto o per lo meno come vedremo potesse sapere in maniera immediata)  e continuò ad asserire che quel “pezzo di cartaccia” che a suo avviso poteva essere definita delega (ovviamente solo per lei, colpevole quantomeno di negligenza o in malafede potendo conoscere con un clic, quanto realmente presente nei registri e nel “sistema informatico” ), essere sufficiente per non  “restituire” quanto dovuto e sottratto, lasciando così per sette anni la cliente sul lastrico con quanto comporta sotto TUTTI i punti di vista (diritti umani in primis)

– Considerato che invece della restituzione del dovuto avete proposto la chiusura di un fido inesistente (e questa cosa sarà: tentata truffa, tentata estorsione? Fate un po’ voi).

– Considerato che qualche anno fa (a quanto pare) lei, Droghini, negò addirittura un incontro nel suo ufficio a chi le chiedeva lumi sulla sottrazione del capitale di una cliente da parte di BCS e negava le irregolarità di quanto commesso sempre da BCS, spingendo verso l’uscita l’incaricato della titolare del conto  coadiuvato dalla Dott.ssa Belluzzi sbraitando “lei non si rende conto sella gravità di quanto sta dicendo!”.

– Considerato che sempre lei, Droghini, asserì telefonicamente davanti testimoni che assolutamente non esistevano irregolarità in merito alla sparizione di 1.100.000 euro (tanti da lasciare, come detto, la cliente sul lastrico nonostante lei sapesse tutto e potesse verificare tutto con un semplice clic):

– Considerato che lei, Droghini, dichiarò di aver agito in base a delega, che quindi esisteva ed era regolare solo per lei e Benvenuto, ovviamente per grave negligenza o  perché in malafede, conoscendo o potendo conoscere bene quanto realmente presente nei registri e nel “sistema informatico”.

– Considerato che invece di restituire il dovuto pare abbiate richiesto sia come BCS che come Asset la chiusura di fido inesistente (applicando addirittura interessi!!!) oltre ad averne aperto uno ulteriore da quasi mezzo milione di euro  all’insaputa della cliente,  probabilmente e verosimilmente per ripianare quanto creato con le sottrazioni.

– Considerato come lei, Droghini, sia stato colui che materialmente ha dato esecuzione agli ordini (o comunque era il responsabile dell’ufficio che ne ha data esecuzione), che ha negato ogni addebito sin dalla prima telefonata e dalle prime e-mail, e che è stato l’unico referente nella questione insieme all’avv Paola Belluzzi e che sempre lei è  stato colui che ha autorizzato la consegna di documentazione (come sappiamo probabilmente fasulla o comunque mai registrata ufficialmente dalla banca) alla cliente e alla Vigilannza di Banca Centrale dopo l’esposto ufficiale presentato dalla cliente.

– Considerato che sempre lei, Droghini,  è colui che ha autorizzato i viaggi dei titoli per il mondo o comunque era responsabile di quanto effettuato dal proprio ufficio, o in quanto vicedirettore..

– Considerato che lei, Droghini, pare essere colui che anche in Asset ha continuato a negare e che pare anche che  abbia mentito in memoria difensiva (vedi foto in allegato), ovvero considerato che lei parrebbe  essere uno dei maggiori responsabili insieme a Benvenuto, Crosara ed Ercolani.
Domando:

Visto che quanto ormai già scoperto dagli inquirenti, e già palesato ai giudici, che parrebbe suonare grossomodo così:

“Operazione di affidamento a favore XXXXXXXXXXXXXXX e applicazione di commissioni per massimo scoperto:

Si conferma che non è stata rinvenuta documentazione relativa alla richiesta e/o pratica di fido a nome XXXXXXXXXXX (facilitazione di euro 400.000 inserita e convalidata sul sistema informativo in data 21/07/2015).

L’affidamento erogato non risulta iscritto neppure sull’ulteriore libro fidi esaminato e denominato “libro fidi delibere nell’ambito delle deleghe conferite”.

(…)

Si richiama quanto già anticipato nella nostra precedente e si forniscono i seguenti ulteriori elementi: a) sul sistema informatico NON RISULTANO deleghe a favore di QQQQQQQ.“

Senza contare tra l’altro quanto pare vi siate detti  nel CdA dopo l’incontro con i rappresentanti della cliente a cui BCS sottrasse 1.100.000 euro che pare suoni così:

“Il Responsabile Settore Crediti informa il Consiglio della contabilizzazione a sofferenza della posizione XXXXXXXX. Si tratta di nominativo in rapporto con il nostro istituto da maggio 2005 (sportello di Dogana, Titolare l’ex dipendente ccccccc).

XXXXXXXX canalizzò presso la nostra Banca circa 1,5 milioni rivenienti dalla vendita di un immobile. (…)

XXXXXXXX non ha patrimonio ed il fido non è assistito da garanzie esterne.

Complessivamente l’aspetto contrattuale appare purtroppo carente (assenza di date, moduli formati in bianco, il fido in conto corrente non è formalizzato da alcun contratto)(…).

E tralasciando le testimonianze già rese dal Presidente dl quel CdA, da un Sindaco revisore e da un Consigliere (che in buona sostanza confermano quanto riportatovi) e senza contare cosa, tra l’altro a quanto pare, vi siete detti  nel CdA dopo l’incontro con i rappresentanti della cliente a cui BCS sottrasse 1.100.000 euro che parrebbe suonare così:

“Il Responsabile Settore Crediti informa il Consiglio della contabilizzazione a sofferenza della posizione XXXXXXXX. Si tratta di nominativo in rapporto con il nostro istituto da maggio 2005 (sportello di Dogana, Titolare l’ex dipendente ccccccc).

XXXXXXXX canalizzò presso la nostra Banca circa 1,5 milioni rivenienti dalla vendita di un immobile. (…)

XXXXXXXX non ha patrimonio ed il fido non è assistito da garanzie esterne.

Complessivamente l’aspetto contrattuale appare purtroppo carente (assenza di date, moduli formati in bianco, il fido in conto corrente non è formalizzato da alcun contratto)(…).
se abbiate qualcosa da dichiarare prima che tutto arrivi anche agli inquirenti italiani e non solo sammarinesi.

O forse preferite fare come il Presidente di Asset Ercolani che, nonostante la sua banca pare essere responsabile, se non altro di TUTTO quanto accaduto DOPO l’acquisizione di BCS (ma lo voglia far pagare comunque alla Repubblica di san Marino in base a un accordo fatto al momento dell’assorbimento), compresa la nomina sua Droghini a Direttore Generale (alla faccia di quanto verificabile al momento dell’acquisizione con unsemplice clic sul computer) e nonostante assieme ai suoi CdA pare essere responsabile per la gravissima mancata segnalazione della cosa a BCSM come del resto lei Benvenuto (visto e considerato quanto dice l’Antiriciclaggio ed Antiterrorismo e come frullavano quei titoli da un Paese all’altro: Lussemburgo, Isole Vergini e Gibilterra senza alcuna autorizzazione da parte del cliente), il quale si rifiutò di rispondere alle croniste de Il Fatto Quotidiano e, non pago le minacciò di azioni penali nonostante sia verosimile che fosse sicuramente a conoscenza della verità visto il suo incarico?

Qualche dichiarazione in merito quindi?

 

Rocco Luglio
segretidibanca.wordpress.com


https://segretidibanca.wordpress.com/2016/10/18/lettera-aperta-agli-ex-direttore-generale-e-vice-direttore-generale-di-banca-commerciale-sammarinese-valerio-benvenuto-e-paolo-droghini/


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Lettera Aperta agli ex Direttore Generale e Vice Direttore Generale di Banca Commerciale Sammarinese Valerio Benvenuto e Paolo Droghini:

Arriva la Bomba che scoppia e rimbomba (la Repubblica di Falfurbino atto III)

Proseguiamo con il terzo atto della farsa che sta riguardando la Repubblica di Falfurbino, come detto una repubblica piccina piccina picciò, che poi non è così lontana dalla nostra e che vive secondo usi e costumi decisamente simili. Chi non avesse seguito le puntate precedenti può trovarle ai seguenti link o comunque in giro per il web

http://www.imolaoggi.it/2016/05/11/vi-rendete-conto-in-che-mani-sono-le-banche/
http://www.imolaoggi.it/2016/06/01/banche-inchiesta-sulla-fantomatica-repubblica-di-falfurbino-2a-parte/  http://www.giustizianews.com/2016/05/la-repubblica-di-falfurbino.html  http://www.giustizianews.com/2016/06/eccoci-arrivati-alla-seconda-parte.html  http://malaalde.blogspot.it/2016/05/la-repubblica-di-falfurbino-favoletta.html  http://alfredodecclesia.blogspot.it/2016/06/falfurbinesi-svegliatevi.html

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Si tratta di un’appassionante vicenda bancaria reale, che sta accadendo in diretta “live” come si dice, ma che per ora preferiamo mantenere anonima nei dati sensibili poiché immaginiamo come molti dei coinvolti in questa, ormai per loro drammatica, vicenda forse ancora non siano stati messi al corrente dai loro legali della gravità dei fatti (proprio perché gli stessi legulei non se ne sono resi probabilmente conto per il solito pressapochismo che da sempre contraddistingue il modus operanti di molte banche e professionisti in quel posto) e di conseguenza non si siano resi conto di quanto li sta aspettando al varco anche a livello penale e non solo civile o amministrativo.

Attenzione però, non è la solita storia di malaffare bancario e riciclaggi vari, qui si parla di sottrazione di ogni bene ad un cliente e, nonostante evidenze sui propri terminali e documentazioni, del rifiutargli il rimborso di quanto illecitamente carpito.

Si tratta quindi sì di banche, ma soprattutto di persone che rubano ad altre persone, e di persone che se ne fregano se questi hanno rubato e li difendono solo perché legati da colleganza bancaria.

Scriviamo tutto ciò in fa vore dei cittadini comuni di quella repubblica poiché crediamo  che la denuncia in CEDU per violazione di almeno cinque articoli della Carta Europea dei Diritti Umani (vedi nota 1 ) sottoscritta anche dalla Repubblica di Falfurbino che da fonte certa pare potrebbe partire entro fine mese grazie anche all’intervento del Codacons e dell’avv Rienzi avrebbe gravi ripercussioni sulla permanenza della Repubblica fuori da quelle liste che piacciono così poco alle banche “oneste”, le quali però ne pagherebbero le conseguenza senza essere minimamente responsabili dell’accaduto salvo che per aver consentito per anni a determinati soggetti di operare nel territorio di quella Repubblica piccina picciò senza denunciarne le malefatte a ripetizione.

Come già raccontato la cosa che ha davvero dello sconvolgente è il coinvolgimento diretto (con tanto di documentazioni scritte, raccomandate a nome del proprio Direttore Generale e quant’altro) di tutto l’Organo di Vigilanza della Banca Centrale della Repubblica di Falfurbino in carica lungo tutto il periodo dei fatti.

Ricordo che sono sette anni che il sistema di Falfurbino ha messo sul lastrico una persona che si è ritrovata ad avere denaro nelle banche di lassù solo perché una Società di lassù che comprò la sua casa mise come conditio sine qua non di effettuare pagamento con giroconto in una banca di Falfurbino a propria scelta.

Arriviamo quindi finalmente alle novità succulente di questa puntata:

pare che nel Tribunale di quella Repubblica lassù siano stati ascoltati membri del CdA della banca ove operavano gli autori degli illeciti ormai evidenti in ogni direzione (come detto civile, penale ed amministrativa) nelle cui dichiarazioni giurate oltre a notare che nessuno, compreso il Presidente del Consiglio di Amministrazione in carica all’epoca dei fatti per ben tre mandati consecutivi, disconosce il verbale di CdA che sostanzialmente li mette di fronte a responsabilità (che a nostro modesto avviso penso non siano state valutate a sufficienza o al massimo lo siano sì state, ma “con” sufficienza), pare si legga come venga ammesso ,  quasi puerilmente, considerato che si parla di soldi di un cliente e comunque della gente che aveva posizioni di c/c all’interno di quella banca:

  1. esiste una carenza documentale
  1. vi furono relazioni che evidenziarono situazioni creditorie della banca sei confronti della clientela che era opportuno rivedere.
  1. le pratiche mancavano di documentazione e supporto informativo. In particolare documentazione riguardo alle garanzie.
  1. Noi abbiamo relazionato al c.d.a. questi aspetti. In sostanza in lcuni casi mancava idonea documentazione a sostegno della pratica.
  1. mancava documentazione ed un controllo della effettiva consistenza della garanzia.

Quanto dichiarato, parrebbe evidenziare un modus operandi di KKKKK presumibilmente proseguito in AAAAA (considerato che la direzione è la medesima e che fino all’ 11 giugno 2015 il Direttore Generale di BCFF è  stato loro compagno di merende anche per quanto riguarda la vicenda in oggetto).

Il rischio ritiro licenza (viste anche le violazioni alle normative di quel posto su antiterrorismo ed antiriciclaggio e il favoreggiamento di tutti i CdA nei confronti del D.G nominato con spada di Damocle sulla testa, per non parlare della tentata estorsione e del resto penalmente perseguibile sembrerebbe davvero dietro l’angolo,  con quanto comporterebbe ECONOMICAMENTE per TUTTI i soci di AAAAAAA.

Il Presidente del CdA nell’interrogatorio di cui sopra ha ammesso di aver convocato lui il CdA di cui all’oggetto, ma di non ricordarsi NULLA in merito. Nemmeno fosse il personaggio del turco nel film Mediterraneo… nun zo!”.

Facendo finta di credere che effettivamente può essere possibile che possa non ricordare il nome perché effettivamente in quel consiglio la situazione in oggetto  venne presentata (come da verbale) in modo assolutamente lontano dalla verità dei fatti e delle contestazioni in atto, le cui criticità della posizione non sono state segnalate a dovere da chi ha portato l’argomento in consiglio ovvero il d.g. (che spalleggiava il v.d.g ora d.g) che ha omesso la gravità dei fatti ampiamente denunciati sia per iscritto che de visu da legale e testimone della cliente.

Che poi il baldo CTO non sia stato informato dal d.g. di una richiesta risarcitoria di più di un milione e mezzo di euro nei confronti della banca che amministrava, come detto, è pura fantasia di cui i Giudici di quella Repubblica lassù terranno sicuramente conto.

Va da sé che parrebbe proprio come la mancanza di informazioni in CdA fosse stata artatamente decisa per evitare che orecchie oneste all’interno dello stesso potessero sapere quanto stava succedendo perché questo avrebbe comportato che la testa el neo D.G. sarebbe saltata come il tappo dello champagne a capodanno.

Dagli atti e dalle testimonianze si evince anche come il d.g. di KKKKK (ultimo D.G. nominato prima della successiva cessione ad AAAAAA) avrebbe dovuto segnalare quanto verificato (se non altro, dopo la visita fattagli  dai legali della cliente che chiedevano la restituzione del maltolto) alla vigilanza di Banca Centrale o, almeno dopo l’esposto fornire documentazione adeguata agli ispettori di quest’ultima. Non avendo però come da testimonianze alcuna  documentazione in merito, anzi (!!!) il CdA di KKKKK ha pensato bene di ricorrere al D.G di Banca centrale per tentare un insabbiamento facendogli minimizzare per iscritto la cosa (e abbiamo gli originali, ma vieni!).

Ecco quindi che a mio avviso immagino che ora stiano per partire le inevitabili richieste di blocco cautelare dei beni dei soggetti in causa nonché ci si aspettano altri interrogatori, soprattutto quello dell’avvocato autore materiale della lettera che parrebbe contenere gli estremi per una tentata truffa aggravata nei confronti della cliente della banca che non gioverebbe né alla sua carriera, né soprattutto allo Studio legale che rappresenta.

Considerando poi che quando questa banca fu acquisita da un’altra banca della Repubblica queste criticità saranno state evidenti ma, nonostante questo, l’autore materiale di firme su acquisti di titoli ad alto rischio mai autorizzati, è stato prima promosso vicedirettore di quella stessa banca ed è  diventato il primo occultatore delle verità presenti in evidenza nelle documentazioni interne alla banca quando la cliente ha chiesto lumi sull’accaduto. Poi,  udite udite, è stato addirittura promosso direttore generale della banca che ha comprato l’altra, continuando quindi a negare anche in quel ruolo delle evidenze risolvibili semplicemente segnalando la criticità a Banca Centrale nel momento dell’acquisizione. Ma no, ovviamente omertà, sempre con tutti, anche per iscritto. Perché ci si chiede?

Già perché a livello penale così tanto per buttarne giù qualcuna viste le lettere e le documentazioni si parlerebbe quantomeno di tentata truffa aggravata, tentata estorsione aggravata, occultamenti vari, oltre al gravissimo utilizzo dell’identità e delle credenziali economiche del cliente per accendere un fido senza alcuna autorizzazione onde arrivare ai propri scopi, violazioni della legge antiriciclaggio ed antiterrorismo e alla via così…

E tutto perché?

Chi lo sa?

Posso però citare due battute dal film La Grande Scommessa che ha recentemente trattato la vicenda Lehmann Brothers con meticolosità (del resto sempre di banche e governi si parla):

“Possibile che in quella banca siano stati così idioti?”

“Ancora più incredibile come dormono al Governo su queste cose!”

E quanto forse si aspettano dalla banca acquirente è quanto si sente poco dopo

” Polson e Bernard hanno appena lasciato la Casa Bianca. Interverranno con un salvataggio”. 

 ” Beh, era necessario… no?”

 ” Lo sapevano che i contribuenti li avrebbero salvati, non erano stupidi, è che se ne fregavano”. 

 ” Sì, perchè sono dei ladri di merda! Alcuni almeno finiranno in galera, vero? Dovranno smembrare le banche!”

” Ma possiamo vendere adesso?”

” Tu lo sai che una volta venduto, saremo esattamente come gli altri? Lo sai questo?”

“NO, non è la stessa cosa. Non siamo stati noi a truffare milioni di americani privandoli del sogno di avere una casa, ma loro! Ora dobbiamo dargli un calcio sui denti”. 

” Ok. Vendi tutto”.

Mi pare renda bene l’idea.

Ma il problema parrebbe essere che non può più esserci alcun salvataggio nella realtà falfurbinese visto che la banca acquirente, che poteva e doveva segnalare tutto, non solo non l’ha fatto ma oltre ad aver, come detto, nominato uno dei coinvolti alla propria direzione generale (in proposito ci si domanda se il CdA sapesse di quanto pendeva sul capoccione del neodirettore) ha anch’essa addirittura inviato lettere raccomandate di richiesta di chiusura fidi inesistenti oltre ad aver addirittura un Presidente che negò risposte alle croniste di un quotidiano nazionale che chiedevano informazioni sull’accaduto aggiungendo tra le righe, ma soprattutto sopra di esse, toni minacciosi e ricattatori.

Bene qui finisce la terza puntata, cala il sipario e ci si legge per il quarto atto, che pubblicheremo a breve comprendendo sicuramente l’originale della denuncia in CEDU della Repubblica e della sua Banca Centrale di modo da poter dare a quel punto a chiunque abbia subito un torto bancario in quella Repubblica di ispirarsi e magari portare avanti una class action contro tali personaggi che da troppo tempo infestano la Repubblica a danno di tutti i falfurbinesi onesti lavoratori.

Pare dovrebbero essere a breve disponibili anche le copie delle segnalazioni e gli esposti in partenza verso l’International Finance Corporation (IFC) del Gruppo Banca Mondiale ed  il Corporate Social Responsibility (CSR) presentate in base anche a quanto contenuto nel Rapporto Ruggie in merito alla responsabilità diretta dell’impresa e tenendo conto che il complesso ed articolato sistema universale di protezione dei diritti umani, di cui fanno parte oltre al Bill of Rights e molti altri trattati internazionali, anche standard che – pur ancora non giuridicamente obbligatori – si avviano a diventare importantissimi parametri per il comportamento delle imprese e degli organi di vigilanza istituzionali sulle stesse.

nota 1:

1:   La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

2:  Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena

3 :  Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica (vedi nota 2).

6:  Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

17: Ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuno può essere privato della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa.

 

Nota 2:

relazione del Dott. Tagliatti

 

psicologo e psicoterapeuta regolarmente iscritto all’albo dei CTU per le consulenze tecniche d’ufficio presso il tribunale di Rimini.

– Specializzato presso “William Alanson White Institute” New York,

– Docente e supervisore presso “Istituto di psicoanalisi Erich Fromm”, Bologna.

– Docente e supervisore presso “CAPA” (China America Psychoanalytic Alliance),

– Delegate member IFPS (International Federation of Psychoanalityc Societies)

 

in merito al danno provocato da azioni come le sopracitate:
“La condizione di deprivazione coatta di sostegno economico è una condizione di disagio notacome danno esistenziale, la quale lede direttamente i diritti della personalità promulgati dalle principali Carte dei Diritti nazionali e transnazionali (in Italia dalla Costituzione all’Art. 2) inducendo nella persona uno stato ansioso fortemente lesivo e debilitante.

L’ansia è una condizione del tutto naturale nel nostro organismo, nasce come risposta a specifiche condizioni di stress, è inoltre un indicatore di stato in grado di fornire informazioni sulla condizione di salute psicofisica della persona. Questa tuttavia, si manifesta in maniera potenzialmente dannosa, nel momento in cui l’individuo vive condizioni particolarmente pesanti sotto il profilo emotivo, cognitivo e personale.

Su di un piano cognitivo, la persona che vive situazioni di stress e/o pericolo (come nel suddetto caso), tende a sottovalutare le proprie strategie di coping e le proprie capacità ad affrontare il mondo reale ovvero perde progressivamente quelle capacità precedentemente acquisite di far fronte produttivamente ai normali problemi della quotidianità.

A questo si aggiunge la tendenza a concentrarsi in maniera ossessiva sulla percezione del pericolo vissuto, quindi a valutare sempre più la realtà esterna come dannosa e/o aggressiva procurando un graduale ritiro in sé stessi. Si manifesta quindi una sopravvalutazione dei livelli di pericolosità mentre allo stesso tempo vengono sottovalutate le proprie capacità di intervento. Questo comporta un innalzamento perpetuo di attenzione a quasi tutti i contesti, vissuti come pericolosi.

Una delle patologie a cui possiamo fare riferimento quando parliamo di sovraccarico di stati ansiosi è il PTSD (Post traumatic Stress Disorder), questa condizione, che una volta era nota come disturbo traumatico post bombardamento, i pazienti affetti da questo tipo di malattia presentano sintomi tipici della depressione maggiore (DSM) accompagnati dal ripercorrere in maniera automatica ogni aspetto della fase traumatica che ha determinato l’innalzamento dei valori di ansia.

La condizione di deprivazione coatta di sostegno economico, osservata attraverso una prospettiva psicodinamica, può determinare una coercizione dell’individuo nel rivivere, tanto nelle fasi oniriche quanto attraverso il pensiero ossessivo, le fasi emotive e cognitive dell’evento traumatico che verranno a ripresentarsi in ogni momento della giornata, senza lasciare spazio per intraprendere attività che possano giovare, portare beneficio o più semplicemente, permettano all’individuo di provvedere in maniera dignitosa a sé stesso.

La condizione psicofisica del PTSD viene inoltre rispecchiata nello stile di vita dei “senza tetto” (è stato statisticamente riscontrato che molte delle persone che versano nella condizione di “senza tetto”, hanno subito in sincronia una forte condizione stressogena/traumatica e la mancanza di infrastrutture sociali e/o familiari adatte ad “assorbire” quei picchi emotivi che non avrebbero potuto essere gestiti autonomamente).

L’incapacità di amministrare sé stessi per via della condizione sopra descritta, può avere ricadutedai costi sociali ed economici difficilmente calcolabili ma evidentemente spropositati.

Si vuole mostrare come, un forte squilibrio di stato, dovuto ad impatti stressogeni esterni (come neè un esempio la deprivazione coatta di sostegno economico) possa indurre gravi, nonchépotenzialmente permanenti, mutamenti nella condizione di salute mentale dell’individuo.

Le ricadute evidenti e tangibili sulla vita della persona dovute a PTSD possono comportare:

Sensazione di essere staccato dal proprio corpo (depersonalizzazione), di vivere la realtà comestrana e irreale (derealizzazione), amnesia dissociativa, riduzione della consapevolezzadell’ambiente circostante e il distacco emozionale.

Vale a dire:

– Perdita di autostima

– Affaticamento cronico

– Perdita di fiducia in sé e negli altri

– Incapacità di sostenere relazioni interpersonali

– Forte appiattimento emotivo

Ognuno di questi sintomi implica una serie di impatti psicofisici che aggrediscono la quotidianità dell’individuo rendendola del tutto inconciliabile con lo sviluppo o con la prosecuzione di una vita dignitosa, in cui, la persona ha il diritto di provvedere al proprio benessere.

La costrizione coatta a rivivere i momenti più angoscianti delle propria esistenza (sintomo che abbiamo visto essere chiaro e presente all’interno della patologia PTSD), nonostante la suddetta condizione non sia deliberatamente auspicata da chi ne ha causato l’origine, è il risultato di azioni paragonabili a gravi lesioni fisiche indotte da aggressioni e/o da torture reiterate nel tempo.

Nel nostro caso, nonostante il risultato dell’atto lesivo non possa essere annoverato in danni su ossa o tessuti porta con se implicazioni altrettanto misurabili, tuttavia visibilmente più abiette e disumane dal momento che, la lesione vera e propria implica cicatrici sul tessuto che costituisce la personalità stessa dell’individuo.

Arriva la Bomba che scoppia e rimbomba (la Repubblica di Falfurbino atto III)

Falfurbinesi svegliatevi!

Eccoci arrivati alla seconda parte dell’inchiesta sulla fantomatica Repubblica di Falfurbino. Questa volta con citazioni da documentazioni ufficiali.

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Per chi si fosse perso la prima puntata sintetizziamo qui di seguito i “presunti” fatti:

un cittadino italiano XXXXXXX vende la propria casa, l’acquirente ha una società a Falfurbino e pone come conditio sine qua non per il pagamento del corrispettivo che l’operazione avvenga in una banca della Repubblica. Il giorno stesso del pagamento però (effettuato tramite giroconto), prima ancora che l’italiano possa fare qualunque cosa con quanto ricevuto, e dopo che ha dichiarato davanti a due testimoni di non voler investire ma di voler solo conservare il denaro per vedere come riportarlo legalmente in Italia, l’intero ammontare gli viene sottratto ed investito in titoli ad altissimo rischio in virtù di una “delega” a favore… dell’acquirente dell’immobile (!!!).

Il documento in questione nella sua veste cartacea altro non è che un prestampato privo di ogni indicazione o convalida (infatti il modulo è privo di data, numero di conto di riferimento, firma o timbro della banca o di un suo funzionario , oltre che a un qualunque riferimento al documento del fantomatico delegato). “Pare” anche che la banca abbia concesso (senza che fossero mai stati richiesto due affidamenti uno da 100.000 cucuzze ed un altro da 400.000).

Quando il cliente si avvede dell’ammanco, (nel momento in cui la banca con raccomandata A/R gli chiede il rientro del fido da 100.000 cucuzze mai richiesto) si rivolge all’istituto di credito, ma il Vice direttore generale della stessa nega ogni irregolarità, rifiutandosi addirittura di ricevere in ufficio il testimone della vicenda (tra l’altro un giornalista italiano) che successivamente andò nella sede della banca per conto del cliente a chiedere spiegazioni.

Da qui un Esposto Ufficiale all’Organo di Vigilanza Finanziaria della Repubblica che incredibilmente risponde di non trovare nulla di irregolare nell’attività della banca salvo qualche quisquilia a livello civilistico.

Ça va sans dire a questo punto partono le la denunce penali e civili nei confronti dei funzionari della banca coinvolta, di quella che nel frattempo l’ha assorbita (continuando a negare addebiti di qualunque tipo e facendo muro contro muro con la “presunta” vittima del presunto illecito) e contro la banca centrale della Repubblica che non solo pareva non aver vigilato ma addirittura sembrava essere complice.

Tutto chiaro?
Bene, ora le novità eclatanti sul “caso”:

Pare che siano già alle evidenze penali due documenti che hanno del clamoroso. Esse sarebbero il risultato dell’indagine da parte del magistrato incaricato sul “sistema informatico” della banca, nonché udite udite addirittura una pagina del CdA di detta banca che tratta l’argomento.

Nel primo documento pare venga evidenziato come nei computer dell’istituto di credito incriminato NON risulti alcuna delega a chicchessia e soprattutto non vi sia registrato alcun affidamento nei confronti della presunta vittima. Nel verbale spicca invece sull’argomento una sorta di piena confessione all’unanimità visto che nonostante tutti siano al corrente (e comunque avrebbero dovuto esserlo viste le cariche ricoperte) delle enormi irregolarità decidono di chiedere a uno Studio Legale di Falfurbino di provare a transigere con la “vittima” prima ancora dell’inoltro delle denunce offrendo a risanamento del tutto la cancellazione del debito ed il riconoscimento di ventimila cucuzze per le spese legali. (quanto pare recitino i documenti, in fondo all’articolo come riportato da p.i.f.)

Tutto ciò ovviamente avrebbe potuto avere un senso se il debito fosse stato reale, e soprattutto se non si parlasse di un ammanco di oltre un milione di euro (!!!).

La cosa incredibile è che a Falfurbino però esistono anche Studi Legali che accettano anche di rendersi complici di tentata truffa aggravata alle vittime (pur avendo ogni mezzo per sapere che quanto stanno inviando per iscritto non solo non è supportato da documentazione ma che è oggettivamente falso) rischiando addirittura di venire denunciati (non tanto deontologicamente per le enormi scorrettezze compiute in corso di procedimento, ad esempio negare documentazione DOVUTA alla controparte) ma molto probabilmente addirittura penali per concorso in tentata truffa aggravata.

Ma non finisce qui, a Falfurbino c’è anche chi da funzionario firmò gli ordini sotto accusa, che poi diventò vice direttore generale e negò gli addebiti, poi divenne addirittura Direttore Generale della banca che si è comprata l’altra e che una volta denunciato (penalmente e civilmente) ha continuato negare asserendo addirittura in memoria difensiva (e per ben due volte) di aver agito nel pieno rispetto della legge in base alla delega “presente nel sistema informatico”
“La prassi operativa interna a KKKKKKK (e, si immagina, ad ogni altro istituto di credito) prevedeva che il funzionario che riceveva l’ordine appurasse l’effettiva esistenza della delega nella procedura informatica della Banca ed, in caso affermativo, desse corso all’operazione, ovviamente senza alcuna possibilità di interferire sul merito della stessa. (…) Ora, la delega ad operare al signor QQQQQ era stata memorizzata sui terminali elettronici dell’istituto di Credito e, come da prassi, il funzionario che riceveva l’ordine verificava l’esistenza della delega e dava ordinariamente corso all’operazione.”

è divertente che invece il documento di cui parlavamo sopra “pare”, come detto, che reciti più o meno così “sul sistema informatico NON RISULTANO deleghe a favore di QQQQQQQ” (!!!)

Parlando con un testimone dell’accaduto sono poi venuto a sapere delle lettere inviate dalla banca alla vittima per richiederle addirittura la chiusura di affidamenti mai richiesti e del tutto inesistenti. Di doppia chiusura di un conto cointestato fatta pagare ad entrambi gli intestatari (l’uno all’insaputa dell’altro) e niente po’po’ di meno che di un paio di lettere di minaccia e tentativo di estorsione di crediti NON dovuti NON essendovi alcuna delega né affidamento sul “sistema informatico” (queste firmate da un funzionario… sic!)

Di fronte a tutto ciò in quanto giornalista innanzitutto rimango assolutamente sconvolto dal menefreghismo di tutti gli implicati nei confronti dei cittadini di Falfurbino, visto che nella vicenda sono non tanto invischiati, ma probabilmente complici, anche gli organi istituzionali del loro Paese (tra parentesi già sotto processo per altro) cosa che comporterà probabili pesanti sanzioni internazionali sulla testa del loro Paese, e di conseguenza anche il rating del loro sistema finanziario (anche quello delle banche “oneste”) andrà a puttane (e state sicuri che se nessuno farà nulla le banche al momento sotto processo cercheranno di guadagnare su questo puntando contro gli interessi dei cittadini di Falfurbino).

Ma quella che mi lascia davvero basito è la codardia fin’ora dimostrata dalle istituzioni di quella Repubblica là visto che, nonostante la “vittima” cerchi di minimizzare il danno per i “cittadini” cercando di addivenire a una soluzione che non comporti problemi per questi ultimi, vede ignorate addirittura le innumerevoli raccomandare o e mail inviate alle istituzioni in oggetto nonostante evidenze verificabili da subito con un semplice click.

Stigmatizzare poi la spietatezza di un sistema che continua a garantire l’impunità a queste persone (e in molti casi i reati sono assolutamente perseguibili d’ufficio) a danno di un individuo a cui è stato tolto tutto senza nessun motivo legale, mi sembra davvero inutile. Per conoscenza e a uso propedeutico anche ai truffati o depauperati dal comportamento illecito delle banche in genere aggiungo in calce all’articolo una relazione sull’argomento del Dott Federico Tagliatti

Qui di seguito il testo di un paio di queste mail ricevute in direzione da Segretidibanca
A seguire, finale col botto grazie a quanto “parrebbe” già agli atti e riportatoci da testimone oculare:

Prima mail:

Oggetto: Alla c.a della Sigra Ambasciatrice. IMPORTANTISSIMO E URGENTISSIMO

Gentile Ambasciatrice, con la presente sono a sottolineare nuovamente la gravissima situazione in cui si stanno venendo a trovare la Rep. Di Falfurbino e la Sua Banca Centrale in merito alla vicenda di cui alle ultime mail inviateLe.

Faccio presente che il Suo gentile consiglio di rivolgermi al Tribunale purtroppo arriva un po’ ageé, considerato che la causa (penale e civile) è ormai vicino a sentenza e che le responsabilità di cui sopra sono ormai evidenze agli atti.

Sottolineo come queste mie mail siano solo per consentire una pacifica risoluzione di un caso che porterebbe danni abnormi al sistema finanziario della Vostra Repubblica il cui peso alla fine, salvo accordo differenti, ça va sans dire, graverà sullo Stato, e di conseguenza sui singoli cittadini, a causa del comportamento delinquenziale di pochi ma importanti soggetti a capo di Organi Istituzionali come la Vigilanza e di privati cui la stessa banca centrale ha concesso comportamenti assolutamente al di là di quanto concordato con UE e Rep.Italiana.

Se mi è concesso mi permetto io un rispettoso consiglio, ovvero contattare direttamente lo Studio legale della parte offesa (avvocati FFFFFFFFFFFFFFFF) per cercare una soluzione “politica” magari coinvolgendo in una “camera caritatis” governativa i vertici di banca centrale, di AAAAAA, il Presidente del Tribunale e rappresentanti della Repubblica di Falfurbino (Interno e Finanze) prima che le “responsabilità” DIRETTE dei singoli per omissioni di atti d’ufficio ed altro diventino, oltre che “responsabilità” oggettive nel perdurare di un contenzioso risolvibile dalla Vigilanza già dall’esposto ufficiale e ben prima della denuncia, anche materiale per pagine finanziarie dei maggiori quotidiani italiani ed europei che se dovessero essere al corrente dell’accaduto con una sola pubblicazione farebbero crollare il “rating” della RFF.

Poiché ritengo possibile che i vertici delle banche coinvolte possano voler arrivare a sentenza per speculare al ribasso (e sarebbe insider trading) su tale diminuzione del “rating” da loro provocato, per recuperare quanto eventualmente sborsato, nonostante lo Stato gli abbia concesso anni di credito d’imposta proprio per l’acquisizione di KKKKKKK (non aver chiuso una pendenza di questa portata e con tali responsabilità dopo gli accordi presi con la RFF ovviamente altro non è che truffa ai danno dello Stato) segnalo come anche ciò vada quantomeno segnalato agli organi di controllo.

Nella speranza che quanto comunicato possa servire ad evitare ai cittadini di Falfurbino, ignari del tutto, di trovarsi a pagare per colpe non proprie (una condanna in CEDU, ormai certa viste le evidenze nei fascicoli penali e civili del procedimento, nonché quelle di carattere amministrativo), comporterebbe come detto danni d’immagine ed economici che colpirebbero tutta la popolazione oltre alle banche “buone” che nulla hanno a che fare con KKKKK e AAAAAA, e che la banca centrale dovrebbe tutelare).

Ossequi

DDDDDDDDDDD
(OdG 147209)

_______________________________

Seconda mail:

“Illustre Ambasciatrice, pare proprio non riesca a spiegarmi, cosa che per un giornalista è molto frustrante, quindi provo a sottolineare nuovamente come il caso sia già nelle mani sia dell’uno che dell’altro Organo da un pezzo.
Il problema è proprio questo, ovvero che se il Tribunale Unico Repubblica porterà a sentenza il caso ci saranno ripercussioni gravissime su tutto il sistema finanziario della Repubblica viste le evidenze documentali.
Insisto perché vengano al più presto presi contatti con i legali che assistono la vittima (Studio Associato XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX) di quanto già evidente agli atti penali in mano a YYYYYYYYYYYY e di quanto inconfutabile secondo il diritto civile ed in mano a ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ.

Le responsabilità istituzionali sono gravissime (anche se dovute al comportamento di pochi) anche relativamente alle violazioni evidenti dei diritti garantiti sia dalla Vs Dichiarazione, che da quella Europea oltre che, ça va sans dire, dall’ONU (come da documentazione inviatavi).
Ripeto che il caso è già a ruolo in Commissione Europea per i Diritti Umani, quindi verrà coinvolto chiunque non sia intervenuto in tempi brevi nonostante le ripetute segnalazioni dell’accaduto.

Ossequi

DDDDDDDDDDD
(OdG 147209)

¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬_________________________________________

Ecco quindi quanto “dovrebbe” già essere di dominio comune in TUTTE le stanze che contano a Falfurbino ma purtroppo viene nascosto all’opinione pubblica da qualcuno sotto al tappeto. Questi qualcuno sono gli stessi che da sempre fanno della Repubblica il proprio portafoglio e continuano altamente a infischiarsene di quanto accadrà a livello fiscale ai propri cittadini per pagare risarcimenti, sanzioni e quant’altro. Si spera che almeno questa volta gli organi di stampa della RFF quantomeno comincino ad indagare a prescindere dai prpri “sponsor” e a fare il loro lavoro di giornalisti senza lasciare l’incombenza di avvisare i loro concittadini ad un giornalista italiano da un quotidiano italiano.

Ora qui di seguito quello che ci riferiscono essere a grandi linee il succo del testo delle documentazioni che parrebbero incastrare quanti citati nell’articolo ma, soprattutto, in Tribunale:

“Operazione di affidamento a favore XXXXXXXXXXXXXXX e applicazione di commissioni per massimo scoperto.
“Si conferma che non è stata rinvenuta documentazione relativa alla richiesta e/o pratica di lido a nome XXXXXXXXXXX (facilitazione di euro 400.000 inserita e convalidata sul sistema informativo in data 21/07/2015).
L’affidamento erogato non risulta iscritto neppure sull’ulteriore libro fidi esaminato e denominato “libro fidi delibere nell’ambito delle deleghe conferite”.

(…)
Si richiama quanto già anticipato nella nostra precedente e si forniscono i seguenti ulteriori elementi: a) sul sistema informatico NON RISULTANO deleghe a favore di QQQQQQQ.“

E poi in CdA

“Il Responsabile Settore Crediti informa il Consiglio della contabilizzazione a sofferenza della posizione XXXXXXXX. Si tratta di nominativo in rapporto con il nostro istituto da maggio 2005 (sportello di Dogana, Titolare l’ex dipendente ccccccc).
XXXXXXXX canalizzò presso la nostra Banca circa 1,5 milioni rivenienti dalla vendita di un immobile. (…)
XXXXXXXX non ha patrimonio ed il fido non è assistito da garanzie esterne.
Complessivamente l’aspetto contrattuale appare purtroppo carente (assenza di date, moduli formati in bianco, il fido in conto corrente non è formalizzato da alcun contratto)(…).
Considerata la particolare natura del reclamo, abbiamo conferito incarico allo Studio MMMMMMM per la tutela dei nostri interessi e, a stretto giro, per definire il contenuto della nostra risposta alla citata lettera della cliente.
Il Direttore Generale ed il Responsabile Crediti propongono di procedere alla revoca del rapporto (che presenta ulteriore spazio di utilizzo) ed alla contabilizzazione a sofferenza della posizione, in attesa dei futuri sviluppi. Il Consiglio all’unanimità approva la proposta.”

Forse qualcuno si chiede quale sia questa lettera?
Eccola:

20 maggio 2011 12.54.00 GMT+02.00
Egregio Collega,
in riferimento all’oggetto, la Banca ribadisce quanto già evidenziato nella precedente
corrispondenza intercorsa anche con il tuo studio, ovvero di aver operato nel pieno rispetto
della normativa ed in esecuzione di quanto richiesto dalla cliente.
Nonostante ciò, in risposta alla proposta avanzata da XXXXXXXXXXXX di definire
bonariamente la questione, in via transattiva Bcs, senza riconoscimento delle ragioni
avanzate dalla stessa, al sol fine di evitare i tempi lunghi ed i costi di un eventuale
contenzioso, sarebbe disponibile a rinunziare al credito vantato nei confronti della
medesima e pari a circa Euro 80.000 ed a riconoscere alla Tua cliente, a titolo di rimborso
spese, la somma di euro 20.000,00.
Rimango in attesa di un Tuo gentile cenno di riscontro e porgo cordiali saluti.

Oplà.

Ecco infine la relazione del Dott. Tagliatti

psicologo e psicoterapeuta regolarmente iscritto all’albo dei CTU per le consulenze tecniche d’ufficio presso il tribunale di Rimini.
– Specializzato presso “William Alanson White Institute” New York,
– Docente e supervisore presso “Istituto di psicoanalisi Erich Fromm”, Bologna.
– Docente e supervisore presso “CAPA” (China America Psychoanalytic Alliance),
– Delegate member IFPS (International Federation of Psychoanalityc Societies)

in merito al danno provocato da azioni come le sopracitate:

“La condizione di deprivazione coatta di sostegno economico è una condizione di disagio notacome danno esistenziale, la quale lede direttamente i diritti della personalità promulgati dalle principali Carte dei Diritti nazionali e transnazionali (in Italia dalla Costituzione all’Art. 2) inducendo nella persona uno stato ansioso fortemente lesivo e debilitante.
L’ansia è una condizione del tutto naturale nel nostro organismo, nasce come risposta a specifiche condizioni di stress, è inoltre un indicatore di stato in grado di fornire informazioni sulla condizione di salute psicofisica della persona. Questa tuttavia, si manifesta in maniera potenzialmente dannosa, nel momento in cui l’individuo vive condizioni particolarmente pesanti sotto il profilo emotivo, cognitivo e personale.
Su di un piano cognitivo, la persona che vive situazioni di stress e/o pericolo (come nel suddetto caso), tende a sottovalutare le proprie strategie di coping e le proprie capacità ad affrontare il mondo reale ovvero perde progressivamente quelle capacità precedentemente acquisite di far fronte produttivamente ai normali problemi della quotidianità.
A questo si aggiunge la tendenza a concentrarsi in maniera ossessiva sulla percezione del pericolo vissuto, quindi a valutare sempre più la realtà esterna come dannosa e/o aggressiva procurando un graduale ritiro in sé stessi. Si manifesta quindi una sopravvalutazione dei livelli di pericolosità mentre allo stesso tempo vengono sottovalutate le proprie capacità di intervento. Questo comporta un innalzamento perpetuo di attenzione a quasi tutti i contesti, vissuti come pericolosi.
Una delle patologie a cui possiamo fare riferimento quando parliamo di sovraccarico di stati ansiosi è il PTSD (Post traumatic Stress Disorder), questa condizione, che una volta era nota come disturbo traumatico post bombardamento, i pazienti affetti da questo tipo di malattia presentano sintomi tipici della depressione maggiore (DSM) accompagnati dal ripercorrere in maniera automatica ogni aspetto della fase traumatica che ha determinato l’innalzamento dei valori di ansia.
La condizione di deprivazione coatta di sostegno economico, osservata attraverso una prospettiva psicodinamica, può determinare una coercizione dell’individuo nel rivivere, tanto nelle fasi oniriche quanto attraverso il pensiero ossessivo, le fasi emotive e cognitive dell’evento traumatico che verranno a ripresentarsi in ogni momento della giornata, senza lasciare spazio per intraprendere attività che possano giovare, portare beneficio o più semplicemente, permettano all’individuo di provvedere in maniera dignitosa a sé stesso.
La condizione psicofisica del PTSD viene inoltre rispecchiata nello stile di vita dei “senza tetto” (è stato statisticamente riscontrato che molte delle persone che versano nella condizione di “senza tetto”, hanno subito in sincronia una forte condizione stressogena/traumatica e la mancanza di infrastrutture sociali e/o familiari adatte ad “assorbire” quei picchi emotivi che non avrebbero potuto essere gestiti autonomamente).
L’incapacità di amministrare sé stessi per via della condizione sopra descritta, può avere ricadutedai costi sociali ed economici difficilmente calcolabili ma evidentemente spropositati.
Si vuole mostrare come, un forte squilibrio di stato, dovuto ad impatti stressogeni esterni (come neè un esempio la deprivazione coatta di sostegno economico) possa indurre gravi, nonchépotenzialmente permanenti, mutamenti nella condizione di salute mentale dell’individuo.
Le ricadute evidenti e tangibili sulla vita della persona dovute a PTSD possono comportare:
Sensazione di essere staccato dal proprio corpo (depersonalizzazione), di vivere la realtà comestrana e irreale (derealizzazione), amnesia dissociativa, riduzione della consapevolezzadell’ambiente circostante e il distacco emozionale.
Vale a dire:
– Perdita di autostima
– Affaticamento cronico
– Perdita di fiducia in sé e negli altri
– Incapacità di sostenere relazioni interpersonali
– Forte appiattimento emotivo
Ognuno di questi sintomi implica una serie di impatti psicofisici che aggrediscono la quotidianità dell’individuo rendendola del tutto inconciliabile con lo sviluppo o con la prosecuzione di una vita dignitosa, in cui, la persona ha il diritto di provvedere al proprio benessere.
La costrizione coatta a rivivere i momenti più angoscianti delle propria esistenza (sintomo che abbiamo visto essere chiaro e presente all’interno della patologia PTSD), nonostante la suddetta condizione non sia deliberatamente auspicata da chi ne ha causato l’origine, è il risultato di azioni paragonabili a gravi lesioni fisiche indotte da aggressioni e/o da torture reiterate nel tempo.
Nel nostro caso, nonostante il risultato dell’atto lesivo non possa essere annoverato in danni su ossa o tessuti porta con se implicazioni altrettanto misurabili, tuttavia visibilmente più abiette e disumane dal momento che, la lesione vera e propria implica cicatrici sul tessuto che costituisce la personalità stessa dell’individuo.
Dr. Federico Tagliatti

FINE?

Nomi e cognomi a breve sempre su Segreti dii Banca e tutorial che indica le irregolarità che potreste avere anche sui vostri documenti.

Immagine

La Repubblica di San Marino e le normative anti-terrorismo ignorate dalle sue banche

Le incredibili, reiterate ed inaccettabili violazioni alla legge anti riciclaggio ma soprattutto ANTI TERRORISMO da parte di Banca Commerciale Sammarinese e degli Organi di Vigilanza di Banca Centrale della Repubblica di San Marino.

banche e antiterrorismo.jpg

In riferimento a quanto già abbondantemente scritto e spiegato su numerose testate giornalistiche nazionali ed internazionali che trovate ai link in nota (1), ed in base all’Esposto ufficiale inviato a BCSM dal denunciante e dalla documentazione allegatavi, ben prima di adire alle vie legali (2), visto e considerato il periodo attuale, si nota come siano evidenti e reiterate le violazioni compiute dagli accusati alle più semplici normative antiterrorismo, e come nessuno si sia mai attivato in Banca Centrale per riportare la legalità, almeno formale. nei documenti raccolti da Banca Commerciale Sammarinese in occasione di detto esposto, e vieppiù come i vertici di Asset Bank già acquirente di Banca Commerciale Sammarinese ed azionista di Banca Centrale non si siano minimamente peritati di denunciare le anomalie in detta documentazione, quantomeno dopo averle rilevate in seguito alla denuncia penale ricevuta nei confronti del proprio Direttore Generale (ai tempi Responsabile Finanza di BCS) e di altri dipendenti, nonché alla richiesta di risarcimento da parte del cliente in sede civile per la “scomparsa” (che pare NON autorizzata) della bellezza di più di un milione di euro attraverso uno strano investimento (che come da Esposto sembrerebbe non essere stato mai ordinato dalla cliente direttamente) in titoli Hedge Fund. Ricordo per i digiuni in materia finanziaria, che i titoli in oggetto erano al tempo addirittura proibiti in Italia poiché fuori dal controllo Consob, e che l’investimento non fu effettuato dal titolare del conto, ma addirittura da un fantomatico delegato che pare abbia presentato una pseudo-delega ad operare sul conto titoli del denunciante.

Ora considerando quanto riportato nell’Esposto a Banca Centrale e considerato che, a nostro avviso e dei numerosi professionisti interrogati sul caso, la “delega” allegata è senz’ombra di dubbio priva di ogni dato che possa farla ritenere in qualche maniera valida – stante che il documento delegherebbe infatti ad operare sul conto titoli, ma sarebbe mancante del numero di detto conto di riferimento. Come se non bastasse mancherebbe oltretutto (gravissimo in termini di anti-terrorismo e anti-riciclaggio) un qualsiasi documento che autorizzi il “delegato” ad agire sul conto corrente da cui poter prelevare i capitali da investire, per poi riportare quanto acquistato nel conto titoli. Come se ciò non fosse sufficiente mancherebbe anche una qualsiasi data – che addirittura andrebbe vergata di pugno del sottoscrittore della delega – che identifichi con certezza il momento in cui è stata raccolta. Latiterebbe inoltre un qualsiasi documento di identità o numero dello stesso che possa identificare senza dubbi il “delegato” e, dulcis in fundo, la delega in questione mancherebbe anche di qualunque timbro, firma o visto della banca, o di uno qualunque dei suoi dipendenti che possa confermare la raccolta della medesima – dopo aver visto e considerato che quanto emanato dal Direttore dell’Agenzia di Informazione Finanziaria nell’Istruzione n. 2010-07 in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo (3) – istruzioni che erano già presenti nella legge N.92 Legge del 17 Giugno 2008, ovvero ben prima di Esposti e Denunce Ufficiali, al  Capo II che trattava degli Obblighi di Adeguata Verifica Della Clientela – ci si domanda con quale superficialità si consentisse a banche e faccendieri vari, che dal numero dei procedimenti in corso pare  si affollassero nelle terre della più antica Repubblica combinando quanto gli paresse visto il lassismo dei controlli e forse anche  di complicità(?) da parte degli Organi di Vigilanza (i quali oggettivamente non si comprende come potessero, ad esempio nel caso specifico, non notare TUTTE le enormi violazioni della legge commesse da Banca Commerciale Sammarinese quantomeno nella identificazione di esecutori di operazioni occasionali, ad altissimo rischio attraverso Istituti sotto il controllo di BCSM) di continuare a farsi gli affari propri in barba addirittura alla normativa ANTITERRORISMO.

In conclusione, considerata anche la stretta attualità credo sia da stigmatizzare come siano proprio i comportamenti di certi Istituti di Credito e dei relativi “controllori” se in Europa hanno potuto transitare e si è potuto operare con milioni di Euro fuori da ogni controllo degno di tal nome, e quindi potenzialmente si sia potuto mettersi in condizione di aver consentito operazioni (a quanto parrebbe) illecite anche solo sotto l’aspetto formale, mettendo quindi a rischio terrorismo la Repubblica di San Marino stessa, nonché lo Stato italiano, oltre che a gettare nuove e preoccupanti ombre sulla gestione delle finanze da parte di Soggetti Autorizzati e non, all’interno del Suo territorio, senza parlare dell’improvvisa omertà dei media locali che nonostante sempre informati dell’accaduto da Agenzie di Stampa e giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine in Italia hanno preferito non indagare su quanto accaduto, probabilmente per evitare l’indignazione dei sammarinesi onesti nei confronti di chi non agiva nel loro interesse o della loro sicurezza ed incolumità, fisica od economica che fossero. Sarà anche quello un modo di fare giornalismo, chissà?

Nota 1

http://www.imolaoggi.it/2013/11/27/dirigenti-banca-commerciale-sammarinese-denunciati-al-tribunale-unico-di-san-marino/

http://www.imolaoggi.it/2015/09/09/san-marino-asset-bank-e-bcs-di-nuovo-sotto-indagine/

http://www.imolaoggi.it/2015/10/31/banca-commerciale-sammarinese-e-asset-bank-denunciate-alla-corte-di-strasburgo/

http://www.imolaoggi.it/2015/11/10/libera-informazione-e-banche-sono-compatibili-a-san-marino/

Nota 2
Ricordiamo che i denunciati, di cui uno pregiudicato e condannato a due anni per riciclaggio,  sono tutt’ora sotto indagine penale da parte del Commissario della Legge Simon Luca Morsiani e stanno affrontando anche un procedimento civile presieduto dal Commissario della Legge e Funzionario del Tribunale Unico Avv. Valeria Pierfelici

Nota 3

Agenzia di Informazione Finanziaria Istruzione n. 2010-07 del 27 luglio 2010
Registrazione nel sistema informatico di base dei dati e delle informazioni sulla clientela, sui rapporti e sulle operazioni
Articolo 4 – Dati e informazioni da registrare sulla clientel

  1. I soggetti destinatari devono registrare nel sistema informatico di base almeno i seguenti dati e informazioni:
  1. a) dati identificativi della clientela e degli esecutori;
  2. b) estremi del documento di riconoscimento, per i clienti persone fisiche e per gli esecutori;
  1. c) dati identificativi del titolare effettivo e i relativi estremi del documento di riconoscimento;
  1. d) codice univoco di identificazione della clientela e degli esecutori (codice ISS per persone fisiche, Codice Operatore Economico per persone giuridiche o codici

equivalenti per soggetti non residenti, ovvero codice di registrazione nell’anagrafe generale del soggetto destinatario (ndg);

  1. e) scopo e natura del rapporto continuativo o dell’operazione occasionale.

 

Articolo 13 :

  1. (…) La registrazione avviene in capo al cliente e deve essere altresì registrato l’eventuale esecutore qualora diverso dal cliente.
  2. I dati minimi da registrare nell’Archivio Informatico Antiriciclaggio sono:
  3. e) soggetto esecutore dell’operazione: Codice Cliente, dati identificativi dell’esecutore, eventualmente con esclusione del dato riferito alla cittadinanza, ed estremi del documento di riconoscimento dell’esecutore;

    CAPO III Articolo 16

    I dati minimi da registrare nell’Archivio sono: a) causale analitica e descrittiva dell’operazione (rappresentate nell’Allegato 1); b) data di esecuzione dell’operazione; c) importo dell’operazione eseguita; d) numero del rapporto, se trattasi di operazione a valere su di un rapporto continuativo; e) Codice Cliente, dati identificativi del cliente, eventualmente con esclusione del dato riferito alla cittadinanza, nonché estremi del documento di riconoscimento del cliente quando questi è una persona fisica; in caso di cointestazioni vanno riportati i dati di tutti i cointestatari; f) Codice Cliente, dati identificativi dell’esecutore, eventualmente con esclusione del dato riferito alla cittadinanza, ed estremi del documento di riconoscimento; g) numero univoco della registrazione dell’operazione nell’Archivio; h) numero che collega tra loro le operazioni frazionate cumulate.

    Nel caso di registrazione di operazioni occasionali, per quanto queste debbano rivestire eccezionalità nell’operatività fiduciaria ed essere considerate con maggiore rigore ai fini della valutazione delle operazioni sospette, dovranno essere registrati, oltre a quanto sopra, i dati identificati del Titolare Effettivo dell’operazione: Codice Cliente, dati identificativi, eventualmente con esclusione del dato riferito alla cittadinanza, ed estremi del documento di riconoscimento._______________________________________

 

Legge N.92 Legge del 17 Giugno 2008, ovvero ben prima di Esposti e Denunce Ufficiali, al  Capo II che trattava degli Obblighi di Adeguata Verifica Della Clientela:

Art. 21 (Ambito di applicazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela)

  1. I soggetti designati devono adempiere agli obblighi di adeguata verifica della clientela nei seguenti casi:
  2. a) quando instaurano un rapporto continuativo;
  3. b) quando eseguono operazioni occasionali o prestazioni di importo superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con un’unica operazione o con più operazioni che appaiono collegate;
  4. c) quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;
  5. d) quando vi sono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza delle informazioni dei dati precedentemente ottenuti ai fini dell’identificazione della clientela.
  6. I soggetti finanziari di cui all’articolo 18 adempiono altresì agli obblighi di adeguata verifica della clientela quando agiscono da tramite o sono comunque parte nel trasferimento di denaro contante o di titoli al portatore, in euro o valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, di importo complessivamente superiore a 15.000 euro.

Art. 22 (Contenuto degli obblighi di adeguata verifica della clientela)

  1. L’adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela consiste nello svolgimento, eventualmente attraverso propri dipendenti o collaboratori, delle seguenti attività:
  2. a) identificazione del cliente e verifica della sua identità sulla base di un documento di riconoscimento non scaduto o, laddove non risulti possibile, sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente;
  3. b) se necessaria, identificazione del titolare effettivo e adozione di misure adeguate e commisurate al rischio per verificarne l’identità;
  4. c) acquisizione di informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o dell’operazione occasionale;
  5. d) controllo costante del rapporto con il cliente, verificando che le operazioni concluse durante l’intero rapporto siano compatibili con i dati e con le informazioni che il soggetto designato ha del cliente, delle sue attività economiche e del suo profilo di rischio, avendo riguardo, se necessario, all’origine dei fondi;
  6. e) aggiornamento di documenti, dati e informazioni acquisiti nell’adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela.

Art. 23 (Identificazione e verifica dell’identità della clientela e del titolare effettivo)

  1. I soggetti designati identificano e verificano l’identità del cliente e del titolare effettivo, in presenza del cliente, anche attraverso propri dipendenti o collaboratori, prima dell’instaurazione del rapporto continuativo o dell’esecuzione dell’operazione.
  2. Se il cliente non è una persona fisica, i soggetti designati verificano l’effettiva esistenza del potere di rappresentanza e acquisiscono i dati e le informazioni necessari per identificare e verificare l’identità dei rappresentanti delegati alla firma per l’operazione da svolgere.

Art. 27 (Obblighi rafforzati di adeguata verifica della clientela)

  1. I soggetti designati, sulla base della valutazione del rischio, devono adottare misure rafforzate di adeguata verifica della clientela nelle situazioni che per loro natura possono presentare un rischio più elevato di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
  2. I soggetti designati devono adottare misure rafforzate di adeguata verifica della clientela quando:
  3. a) il cliente non è fisicamente presente;
  4. Nel caso indicato alla lettera a) del comma 2, i soggetti designati devono compensare il maggior rischio applicando almeno una delle seguenti misure:
  5. a) assicurarsi che il primo trasferimento di fondi relativo all’instaurazione del rapporto continuativo o all’esecuzione dell’operazione occasionale sia effettuato tramite un conto intestato al cliente presso un soggetto finanziario di cui all’articolo 26, comma 1, lettere a) e b);
  6. b) verificare l’identità del cliente attraverso documenti o informazioni supplementari rispetto a quelli richiesti al cliente fisicamente presente;
  7. c) adottare misure supplementari per la verifica dei documenti forniti; d) acquisire una certificazione relativa alle informazioni o ai documenti forniti; e) acquisire un’attestazione di conferma da un soggetto finanziario di cui all’articolo 26, comma 1, lettere a) e b) che abbia già provveduto all’adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela.
  8. Nel caso indicato alla lettera b) del comma 2, i soggetti designati devono: a) qualora si tratti di soggetti designati organizzati in forma societaria, ottenere l’autorizzazione dal Direttore Generale, o figura equivalente, o da persona da questi delegata, prima di instaurare un rapporto continuativo o di eseguire un’operazione occasionale; b) adottare ogni misura adeguata per stabilire l’origine dei fondi impiegati nel rapporto continuativo o nell’esecuzione dell’operazione occasionale; c) assicurare un controllo continuo e rafforzato del rapporto con il cliente.
  9. I soggetti finanziari di cui all’articolo 18, lettere a), b) e c) che intrattengono rapporti continuativi o eseguono operazioni occasionali con soggetti finanziari esteri insediati in Stati che non impongono obblighi equivalenti a quelli previsti dalla presente legge e non prevedono la vigilanza e il controllo di tali obblighi, adottare le seguenti misure rafforzate di adeguata verifica della clientela: a) raccogliere sul soggetto estero corrispondente informazioni sufficienti per comprendere pienamente la natura delle sue attività e per determinare, sulla base delle informazioni disponibili pubblicamente, la sua reputazione e la qualità della vigilanza a cui è sottoposto; b) valutare l’adeguatezza e l’effettività dei controlli applicati dal soggetto corrispondente in materia di prevenzione e di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo; c) ottenere l’autorizzazione dal Direttore Generale, o figura equivalente, o da persona da questi delegata, prima di instaurare il rapporto continuativo o eseguire l’operazione occasionale; d) precisare per iscritto i rispettivi obblighi e le responsabilità in materia di prevenzione e di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

 

La Repubblica di San Marino e le normative anti-terrorismo ignorate dalle sue banche

Deutsche Bank evade il fisco in Svizzera”

Deutsche Bank

Una divisione svizzera della tedesca Deutsche Bank ha raggiunto un accordo con il governo americano per archiviare accuse secondo cui ha aiutato clienti americani ad evadere le tasse. Per questo verserà una multa pari a 31 milioni di dollari. L’intesa è stata siglata nell’ambito dello “Swiss bank program”, iniziato nel 2013 e pensato per portare gli istituti di credito a risolvere contenziosi con i governi in materia di evasione.

“Deutsche Bank Suisse ha offerto una gamma di servizi e ha permesso alcune pratiche che sapeva avrebbero e hanno aiutato i contribuenti Usa a nascondere asset e redditi” all’internal revenue service, l’equivalente americano dell’Agenzia delle Entrate italiana. E’ quanto spiegato in un comunicato diffuso ieri dal dipartimento di giustizia, secondo cui Deutsche Bank Suisse, con quartier generale a Ginevra, ha aiutato i contribuenti statunitensi a non versare tasse al fisco Usa per cinque anni a partire dall’agosto 2008. Secondo il Dipartimento stesso la divisione svizzera della banca contava 1.072 account legati a clienti Usa con un valore massimo di 7,7 miliardi di dollari.

Come parte del patteggiamento,

Deutsche Bank ha dovuto fornire alle autorità una serie di informazioni sugli account e ha dovuto chiudere quelli facenti capo a persone che non hanno rispettato i loro doveri nei confronti del Fisco Usa. Secondo il Dipartimento di Giustizia, il gruppo tedesco ha cooperato nelle indagini.

Deutsche Bank evade il fisco in Svizzera”

DEUTSCHE BANK: L’ESPOSIZIONE IN DERIVATI PER 54,7 TRILIONI DI EURO

merkel-derivati-680x36520 VOLTE IL PIL TEDESCO E 5,7 VOLTE INTERO PIL UE, FA DELLA GERMANIA NAZIONE CASINO’. FIUMI DI LIQUIDITA’ BCE, PER LEGALIZZARE  L’AZZARDO MORALE DEI BANCHIERI E SALVARE LE BANCHE CON IL BAIL-IN,  A SPESE SUDORE DEPOSITANTI

I derivati, la cui maggioranza dei contratti sono negoziato fuori dai mercati regolamentati (OTC-Over The Counter), sono contratti tra due parti i cui valori sono determinati dalle variazione di un prezzo sottostante (obbligazioni, azioni, materie prime, valute), che dovrebbero servire a proteggersi contro le variazioni di prezzo o dei tassi d’interesse, oppure a speculare, mentre il CDS (Credit default swap), serve a proteggersi da un evento (un debitore, Stato o societa’ che va in default).

Le ultime statistiche della BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali, societa’ anonima per azioni con sede legale a Basilea costituita nel 1930, partecipata da 55 banche centrali e dalla Bce), sui prodotti derivati Otc (Over The Counter) nel mondo del giugno 2014, avevano attestato  un ammontare di 712.000 miliardi di dollari, in aumento del 12,5% rispetto al 2012, massimo storico mai raggiunto prima. Altri derivati finanziari, dai CDS, a prodotti su tassi d’interesse (Euribor e Libor), sui cambi e loro fluttuazioni e delle derrate (petrolio, cereali, soia, ecc.), sono di difficile stima, ma sono stati quantificati in 4.000 trilioni di miliardi di dollari. Mine vaganti sul economie e Stati  che Se le banche centrali perdessero il controllo, se delle crisi o dei crack andassero aldila’ della loro capacita’ d’intervenire o della credibilita’ delle loro parole, questi tassi d’interesse potrebbero vivere bruschi alti e bassi che destabilizzerebbero un mercato gia’ delicato. Ed il vulcano dei derivati si risveglierebbe. I danni sarebbero inimmaginabili, ben piu’ le cifre con cui abbiamo cominciato l’articolo.

Come si puo’ vedere dalle tabelle della BRI, al 31 dicembre 1998, l’ammontare nominale di tutti i contratti derivati era 80.317 miliardi di dollari ed il PIL del mondo di 30.561 miliardi di dollari, pertanto i derivati erano 2,63 volte il valore del PIL mondiale. In quindici anni, dal 1998 al 2013 il PIL mondiale e’ cresciuto del 142%, pari ad un tasso di crescita medio annuo del 9%, mentre i derivati (denaro dal nulla) sono cresciuti del 784%, con un tasso di crescita medio annuo del 52%.  Il PIL di tutti i paesi del mondo al 31 dicembre 2013, secondo i dati pubblicati dal FMI, era pari a 73.982 miliardi di dollari, portando l’ammontare dei derivati Otc (Over The Counter) scambiati fuori dai mercati regolamentati a circa dieci volte il valore del PIL mondiale, per la precisione al 9,6%.

Negli Stati Uniti, la maggior parte dei prodotti derivati e’ in mano a quattro banche (JP Morgan, CitiBank, Goldman Sachs e Bank of America) con 280 trilioni di dollari iscritti a bilancio; in Italia al 30 giugno 2014 le banche avevano derivati Over-The-Counter per 8.156,2 mld di dollari; il Tesoro italiano ha derivati per 160 miliardi di euro, con un mark to market negativo per 42 miliardi di euro ed e’ stato costretto a pagare 16,9 miliardi alle banche di affari contraenti tra il 2011 ed il 2014; in Europa banche francesi e tedesche hanno una concentrazione elevata, con la sola Deutsche Bank che ha  la maggiore esposizione di derivati nel mondo per singola banca con 54,7 trilioni di dollari (54.700 miliardi).

L’esposizione in derivati di Deutsche Bank, la stessa che nel 2011 innesco’ la spirale speculativa sull’Italia  con la vendita di 7 miliardi di Btp, pari a quasi 55 trilioni di euro, la cui copertura in depositi e’ di dieci volte inferiore, con  522 miliardi in depositi, potrebbe replicare cio’ che avvenne nel 2008, con il crollo della Lehman Brothers, e lo scoppio di una bolla finanziaria, che ha devastato le economie reali, accentuato la crisi sistemica, con la distruzione di 32 milioni di posti di lavoro.

I derivati a differenza delle azioni e delle obbligazioni,  non rappresentano investimenti, sono solo scommesse su cio’ che accadra’ in futuro, una forma di gioco d’azzardo legalizzato, con le banche too big to fail (troppo grandi per fallire) che hanno trasformato Wall Street e Francoforte  nel maggior casino’ nella storia del pianeta, il cui azzardo morale dei banchieri ed i rischi criminali assunti con la creazione del denaro dal nulla, saranno addossati a risparmiatori e depositanti dal 1 gennaio 2016, con la direttiva sul bail-in.

Le politiche bancarie  e monetarie di Europa e Bce, imposte con misure di austerita’ producendo recessione, disoccupazione e miseria in vasti strati della popolazione, hanno avuto l’unica finalita’  di salvare  le banche, principalmente Deutsche Bank, la banca tedesca di Frau Merkel diventata un immenso Casino’, con l’Italia costretta a versare oltre 60 miliardi di euro al Fondo Salva-banche.

Invece dei fiumi di denaro a tasso zero regalati alle banche dalla Bce di Mario Draghi, che stanno alimentando i caveaux della Deutsche Bank, Adusbef e Federconsumatori rilanciano la proposta di un Tribunale Internazionale per crimini economici contro l’umanita’, per accertare le gravissime responsabilita’ degli autori della crisi sistemica, che ha creato fame, miseria, disperazione per decine di milioni di cittadini, mentre banchieri e loro manutengoli del potere si sono arricchiti creando denaro dal nulla.

fonte: http://www.agi.it/

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