Libera informazione e banche sono compatibili a San Marino?

“La democrazia è il potere di un popolo informato.”                                                                                            Visconte Alexis De Tocqueville

cedu per articolo

Ritenevo che l’informazione in Italia fosse decisamente scadente, per la verità addirittura in malafede, non degna di un Paese sedicente democratico e “costruito” su di una Costituzione Repubblicana, e nulla al momento mi ha fatto cambiare idea, soprattutto le classifiche di RSF; ragion per cui già da anni ho presentato all’Ordine Nazionale regolare denuncia di tutti i miei colleghi per gravi violazioni della Carta dei Doveri del Giornalista in occasione della mancata diffusione di notizie di importanza fondamentale per i cittadini del mio Paese. Ovviamente nessun provvedimento è stato ancora preso, ma si sa, da che mondo è mondo “cane non mangia cane”, quindi mi sono rivolto anche alle sedi opportune internazionali, come direbbe Jannacci, “per vedere di nascosto l’effetto che fa”.

Poiché la mancanza di etica, di professionalità e di morale sono le tre cose che mi fanno andare più in bestia quando le scorgo nel (non)lavoro di un collega, ci tengo a segnalare e a stigmatizzare che, da quanto riportatomi da fonti locali assolutamente attendibili, il malcostume italico nel campo dell’informazione pare aver contagiato da tempo in maniera pressoché insanabile anche i mass media della Repubblica di San Marino, i quali pare decidano a priori che notizie come quelle riportate in questi link italiani

http://www.studiostampa.com/2015/10/banca-commerciale-sammarinese-asset.html http://www.imolaoggi.it/2015/10/31/banca-commerciale-sammarinese-e-asset-bank-denunciate-alla-corte-di-strasburgo/

http://www.imolaoggi.it/2013/12/02/chiedono-informazioni-su-denuncia-a-banca-sammarinese-silenzi-e-velate-minacce-a-cronisti/
non siano di alcun interesse per i cittadini dell’enclave. Continua a leggere “Libera informazione e banche sono compatibili a San Marino?”

Libera informazione e banche sono compatibili a San Marino?

Banca Commerciale Sammarinese, Asset Bank e Banca Centrale della Repubblica di San Marino denunciate al Tribunale Unico della Repubblica per violazioni della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

 

 

 

 

Strasburgo 28 Ottobre 2015Contestata a Banca Commerciale Sammarinese, Asset Bank e, indirettamente, Banca Centrale della Repubblica di San Marino la violazione di ben sei articoli fondamentali della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo

Articolo CEDU FOTO

In data 18 Ottobre u.s è stata ricevuta per conoscenza dalla Commissione Europea per i Diritti Umani, con sede a Strasburgo, la denuncia depositata in data 13 ottobre u.s presso il Tribunale Unico della Repubblica di San Marino contro Banca Commerciale Sammarinese, Asset Bank e per culpa in vigilando contro la stessa Banca Centrale della Repubblica di San Marino.

Le violazioni contestate alle banche della Repubblica sammarinese sono state denunciate anche in base all’accoglimento da parte dell’U.E. dell’attuazione di quanto già previsto dall’ONU ed insito nei Guiding Principles on Business and Human Rights redatto dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite PhD John Ruggie e nella successiva COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONIStrategia rinnovata dell’UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese, dell’ottobre  2011, che sancisce l’impegno assunto dalla UE in materia, nell’ambito della Strategia Europa 2020 e definisce il miglioramento della coerenza delle politiche UE in materia di imprese e diritti umani). Dette violazioni riguarderebbero quindi gli artt.:

1:   La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

2:  Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena

3:  Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

5:  Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

6:  Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata in modo equo (…)

17: Ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuno può essere privato della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa.

Secondo la denuncia infatti, l’art. 1 sarebbe stato violato in quanto una persona è stata proditoriamente privata di ogni forma di sostentamento e sarebbe stata messa nella condizione di dover ricorrere a richieste di aiuto economico da parte di terzi e/o ad accettare eventuali proposte di lavoro malpagate e/o vieppiù a vivere in condizioni di indigenza (riscaldamento, luce, acqua, telefono, vestirsi e soprattutto nutrirsi necessitano di denaro) a causa della presunta sottrazione indebita che lederebbe profondamente la dignità del denunciante come essere umano. L’art.2  parrebbe oggetto di violazione evidente e diretta del Diritto alla vita, poiché si sostiene che sia evidente e lapalissiano che senza mezzi di sostentamento chiunque sia destinato ad avere un’aspettativa di vita certamente inferiore a quella di coloro a cui detti mezzi non sono stati sottratti. Pare inoltre che la mancanza del denaro  che sarebbe stato sottratto indebitamente abbia impedito al denunciante di onorare contratti Assicurativi per la tutela della propria Salute impedendogli de facto di esercitare il diritto di scelta di cura ma non solo, secondo la denuncia quanto commesso nei confronti del denunciante sarebbe in aperta violazione con la nutrita giurisprudenza di Strasburgo in tema di danno alla salute e di connessa tutela ambientale, ricondotta sotto l’ampio ombrello dell’art.8 e del diritto alla vita privata e familiare ovvero sotto la garanzia del diritto alla vita, ex art.2.

La violazione dell’art.3 parrebbe poi facilmente intuibile considerato che se, come ampiamente ripetuto nella denuncia, si priva un individuo di ogni forma di sostentamento si lede, in maniera incontrovertibile, la sua integrità psichica provocando innegabili “adattamenti” alla nuova condizione e provocando le relative conseguenze patologiche (ansia e depressione su tutte), che altrimenti non si sarebbero verificate, oltre ad incalcolabili problemi di natura psocosomatica e legati allo stress continuativo causato da sei anni di querelle con la banca in questione e la stessa Banca centrale che pare non aver vigilato in alcun modo sull’operato delle “controllate”.

L’art.5 Parrebbe evidentemente  violato nel momento in cui un individuo  sembrerebbe essere stato privato della più importante delle libertà, ovvero quella di scelta o, meglio, del libero arbitrio, in quanto nel caso specifico il denunciante sarebbe stata obbligato dalle contingenze economiche causategli dai denunciati, a non poter prendere più decisioni in base in base al suo “sentire”  o alle sue esigenze, ma solo secondo le possibilità che gli consentiva la sua condizione finanziaria che, least but not last, l’ha obbligata in tempo di crisi a svendere ogni bene materiale, compresi quelli affettivamente più cari, ed a mettere in vendita addirittura la propria casa acquistata con la parte di capitale cui i citati non sarebbero riusciti ad arrivare.. Contemporaneamente la mancanza di mezzi di denaro avrebbe impedito al denunciante anche di spostarsi per lunghi periodi dalla propria abitazione sita in aperta campagna, poiché non più in grado di pagare l’assicurazione e il bollo sulla sua autovettura, sembrerebbe fosse obbligata a restare a casa, quasi fossi agli arresti domiciliari, visto che i gli eventuali spostamenti dipendevano e pare dipendano tutt’ora dal fatto che ci fosse e che ci sia qualcuno disponibile ad accompagnare il denunciante, poiché tra l’altro sofferente per problemi di deambulazione nonostante un importante intervento chirurgico alla schiena per risolvere la cosa al momento irrisolvibili per motivi economici appunto.

L’art.6 risulterebbe violato in quanto si ritiene non possa ragionevolmente  esistere un equo procedimento in uno Stato in cui uno dei denunciati (Asset Bank) sia azionista dell’Organismo preposto dallo Stato stesso al controllo interno del sistema bancario (Banca Centrale della Repubblica di San Marino), considerata la mancanza di quella imparzialità oggettiva pretesa dalla CEDU e dalla giurisprudenza in genere, che consisterebbe nell’escludere ogni legittimo dubbio, anche apparente e non dipendente dalla condotta personale dei giudici, cosa che la connessione malata di rapporti Stato-Banca Centrale e banche controllate di cui sopra, esclude automaticamente

Anche l’art.8 sul Rispetto della vita privata e della vita familiare che recita “Ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle sue comunicazioni” pare sia stato oggetto di disprezzo da parte dei denunciati, in quanto la sottrazione di ogni avere non pare che rispetti e possa rasserenare alcun ambito familiare o della vita privata di chiunque. A proposito della “comunicazione” il denunciante ha stigmatizzato come la mancanza di mezzi impedisca ogni azione a tutela della stessa e nel contempo impedisca de facto  di poter fruire di gran parte della comunicazione di massa e della possibilità di informazione quindi, e non è cosa da poco, di pari opportunità (infatti salvo parlare direttamente vis a vis per tutto il resto si paga: posta, internet, telefono. giornali, radio e televisione). La denuncia evidenzia inoltre che anche l’aver rivelato i dati bancari del denunciante a privati non dipendenti dell’istituto è in aperta violazione dei miei diritti tutelati dalla CEDU (nota a European Court of Human Rights, judgment of 7 July 2015, application n. 28005/12, case of M.N. v. San Marino)

Per quanto poi riguarda l’art.17 e il Diritto di proprietà, sembrerebbe non esserci il bisogno di spendere una parola visto quanto lo stesso recita nel testo e come la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea guarda al diritto di proprietà quale diritto dell’individuo disponendo che «ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporre e di lasciarli in eredità» e che «l’uso dei beni può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall’interesse generale». Nella denuncia si rimarca inoltre come sulla nozione di bene la Corte di Strasburgo si sia soffermata ampiamente, determinando, con le Sue pronunce, un conseguente ampliamento delle fattispecie giuridiche rientranti in codesta categoria. In essa, infatti, ben possono rientrare tanto i «beni attuali» quanto i valori patrimoniali, nonché, anche i crediti. Ad oggi i ricorsi inerenti la tutela del diritto di cui all’art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU ammontano al 14% e sottolineo come la Corte di Strasburgo preveda per le azioni legate aal’art.17 anche l’automatica violazione dell’art.1 Prot.1 della Convenzione e quindi tuteli e preveda il diritto al risarcimento del danno morale in maniera proporzionata all’effettivo danno esistenziale creato a un individuo attraverso la sottrazione ingiustificata e definitiva dei suoi beni dalla sua disponibilità.

La denuncia prosegue poi sottolineando altresì come il caso in questione,  prima della riapertura effettuata dal Giudice delle Appellazioni, fosse stato addirittura archiviato in maniera abbastanza inspiegabile e frettolosa. Riguardo al fatto specifico viene infatti chiesto dal denunciante  alle autorità inquirenti di far luce sui motivi di tanta incompetenza e superficialità nell’archiviazione da parte del Commissario della Legge cui la causa era stata affidata in prima istanza. Sempre nel testo della denuncia si evidenzia inoltre come le Autorità sammarinesi preposte al controllo di tali violazioni, oltre ad agire – come sottolineato più volte – in palese conflitto di interesse, visti i rapporti finanziari con gli imputati, che parrebbero ledere i  diritti e gli interessi di tutti clienti, “saccheggiati”  dai banchieri per la negligenza se non addirittura con il loro concorso. Addirittura in denuncia si paventerebbe la diretta complicità del controllore rappresentato appunto da BCSM, in quanto i funzionari preposti alla vigilanza non secondo denuncia parrebbe non possano essere ritenuti chiaramente esenti da colpe in quanto la notizia dell’accaduto e delle violazioni della Carta CEDU pare fosse stato oggetto, oltre che di denunce e segnalazioni ufficiali ai succitati organi di vigilanza, anche di pubblicazione da parte di organi di informazione italiani ma anche, e soprattutto, locali.

Nella denuncia presentata al Tribunale Unico di San Marino e ricevuta per conoscenza anche dal Presidente del Tribunale Avv. Manuel Ceni, nonché dai Capitani Reggenti, oltre che dal Dipartimento Affari Esteri della Repubblica di San Marino, si sottolinea inoltre che, nonostante siano evidenti i motivi per un ricorso diretto alla CEDU, oltrepassando i limiti contenuti all’art.35 attraverso l’invocazione della “mancanza d’equità della procedura davanti al Tribunale Unico e delle sue eventuali decisioni” secondo i dettami dell’art.6 – sussisterebbe secondo la denuncia l’impossibilità di quell’imparzialità oggettiva che possa escludere ogni legittimo dubbio, anche apparente e non dipendente dalla condotta personale dei giudici, vista la natura dei rapporti tra Stato e denunciati – il denunciante dichiara di volersi comunque affidare alla giustizia della più antica Repubblica del mondo e quindi preferisce adire in prima istanza appunto al Tribunale Unico nella speranza che Esso giudichi quanto in suo dovere non disilludendo le direttive CEDU anche nell’interesse della stessa Repubblica di San Marino, poiché sempre secondo la denuncia i rapporti incestuosi nell’azionariato banche-Banca Centrale, oltre che a generare un mostro giuridico, producono ed hanno  prodotto un  vulnus ai cittadini (consumatori) sammarinesi ed al sistema Stato di San Marino, che invece di essere sanato sarebbe stato accentuato sempre di più dall’azione lesiva della stessa Banca Centrale che al posto di un mercato concorrenziale, difenderebbe lo status quo di un sistema bancario che produrrebbe usi, abusi e quotidiani soprusi.

In conclusione di denuncia si stigmatizzano i comportamenti dei singoli nella vicenda in questione nella speranza che una volta per tutte sia fatta giustizia in base anche a quanto contenuto nelle nuove normative in merito alla responsabilità diretta dell’impresa nelle violazioni dei diritti umani, tenendo conto che il complesso ed articolato sistema universale di protezione degli stessi, di cui fanno parte oltre al Bill of Rights molti altri trattati internazionali, anche standard che, pur non giuridicamente obbligatori, si avviano a diventare importantissimi parametri per il comportamento delle imprese. A questo proposito il denunciante, nella speranza che l’azione della Repubblica di San Marino e dei suoi Giudici nazionali colpisca finalmente ogni comportamento abusivo compiuto dalle imprese e di conseguenza dalle banche sotto al Suo controllo anche al di fuori del territorio nazionale, faccia particolare attenzione ove giuridicamente possibile alle responsabilità anche dei singoli attori della vicenda (i funzionari denunciati).

 

 

 

 

Banca Commerciale Sammarinese, Asset Bank e Banca Centrale della Repubblica di San Marino denunciate al Tribunale Unico della Repubblica per violazioni della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo.

PORTOGALLO, FALLISCE “BANCO ESPIRITO SANTO”

Portogallo, fallisce “Banco Espirito Santo”: clienti rivendicano i risparmi di una vita

Nuova protesta in Portogallo dei clienti del fallito “Banco Espirito Santo”. Rivendicano i risparmi di una vita persi dicendo “Non ci arrenderemo mai”. Il terzo polo bancario del Paese è collassato un anno fa dopo una perdita di bilancio record. Gli asset in attivo sono stati trasferiti a “Novo Banco” al quale le vittime chiedono ora di riavere i soldi.

 

fonte imolaoggi

PORTOGALLO, FALLISCE “BANCO ESPIRITO SANTO”

Una banca, una persona e i diritti umani

QUANDO BANCA E DIRITTI UMANI SI SCONTRANO

Commento a una vicenda reale con buona pace di buona parte dell’omertoso giornalismo italico

di Stefano Davidson

 

Quando si leggono notizie come questa (http://www.imolaoggi.it/2015/09/09/san-marino-asset-bank-e-bcs-di-nuovo-sotto-indagine/) la prima domanda che al sottoscritto sorge spontanea è:
“anche volendo credere ad un’improbabile involontarietà riguardo quanto commesso, che dalle documentazioni pare assolutamente evidente e palesemente irregolare (illegale?) che comunque comporterebbe quantomeno una mancanza totale di professionalità e, di contro, una pazzesca incapacità a svolgere le proprie mansioni da parte di tutto il personale, che valutazione si può dare degli individui i quali all’interno della banca si trincerano dietro silenzi, minacce e opposizione assoluta alla restituzione del maltolto?

Cosa si può dire di un Presidente di Banca che minaccia i cronisti quando gli chiedono lumi sull’accaduto e non si perita di controllarne la veridicità (se l’avesse fatto in quanto P.I.F. non avrebbe potuto notare ciò che anche un cieco vedrebbe quindi o come detto non ha nemmeno controllato peccando di negligenza, o sa benissimo ciò che à accaduto e nel caso fosse fraudolento allora il suo diventerebbe favoreggiamento) cercando di rimediare o quantomeno di aiutare chi anche da lui stesso è stato messo in questa situazione ?

E di un signor Valerio Benvenuto da Forlì ex Direttore di BCS, già commissariata, che davanti a testimoni (di cui due avvocati) di fronte alla frase di chi gli si rivolgeva in nome della “vittima” chiedendo di considerare la cosa da un punto di vista umano, risponde testualmente: “io non conosco né la Signora, né lei, quindi dal punto di vista umano non me ne può fregar di meno!” ?

Mi spiego meglio: in questo particolare frangente non si tratta di una banca che ha un contenzioso con una società, un’altra banca o un istituzione pubblica, che comunque hanno i mezzi per difendersi, bensì di una banca (anzi due, considerato il comportamento di Asset e del suo Presidente, nella fattispecie il pluri-indagato Stefano Ercolani, autore oltretutto di “aforismi” del tipo: “Il credito è la parte più spirituale dell’economia” o “Siate ASSETati e folli” cui chiedo, già che ci siamo, cosa ci sarebbe di spirituale nel negare il dovuto a chi è palesemente stato tolto, o a mettere un essere umano sul lastrico proditoriamente, ma al limite anche solo nel NON prendere MAI contatto con chi ha denunciato il fatto o con chi la rappresenta. E già che ci siamo mi piacerebbe capire anche cosa intende con quello slogan in cui elogia la “follia”, che oltre a parafrasare in maniera becera Paolo Coelho, da però l’esatta misura del comportamento dello stesso Presidente nonché del manicomio che parrebbe essere stato BCS. La follia comprende l’appropriazione indebita? La truffa? La menzogna reiterata?), che nonostante le evidenze obbliga una persona, un PRIVATO CITTADINO, una DONNA, a dover ricorrere al Tribunale per riavere quanto gli appartiene, senza minimamente preoccuparsi dei danni causati con il loro comportamento inqualificabile.

A nessuno di questi signori (si fa per dire) è venuto in mente che togliere a una persona OGNI forma di sostentamento (ricordo che la denunciante, secondo la documentazione e le numerose testimonianze, aveva depositato “conditio sine qua non” i proventi della vendita della propria casa) oltre che a creare disagi inimmaginabili impedisce addirittura di avere i mezzi per difendersi dal sopruso poiché “gli avvocati” comunque costano?

Qualcuno capisce cosa significa NON AVERE PIU’ NULLA  e di conseguenza dover ricorrere a ipoteche sulla casa (per fortuna acquistata dalla denunciante prima che i meravigliosi dipendenti di BCS ed il loro amichetto Rughi mettessero le mani sui suoi soldi e se li perdessero tutti, come parrebbe, nel casinò degli Hedge Fund), doversi vendere argenterie ori di famiglia,  piccole proprietà e poi quando non basta (perché senza soldi non campa nessuno, nemmeno Ercolani) doversi umiliare a chiedere prestiti a parenti e conoscenti per tirare avanti e per pagare le tasse ma addirittura  per istruire la causa per il risarcimento?

Immaginano questi “travet” della vita cosa significhi dover firmare cambiali, vista la perdita di credibilità nei confronti delle banche poiché impossibilitata a pagare le rate del mutuo per il restauro della casa di cui sopra, o onorare vecchi conti della Carta di Credito?

E ancora: è possibile che chi scrive sui giornali o fa il redattore presso un TG o un quotidiano on line, a cui è stata inviata questa notizia, non arrivi a capire che un abuso di questo genere da parte di personaggi come quelli denunciati comporta per esempio anche il non potersi più permettere un’assicurazione sanitaria poiché costano e magari poi venire addirittura denunciati per aver interrotto il contratto prematuramente? O cosa significhi non poter andare dal dentista? Mettere la benzina nella macchina? Aggiustarla se si rompe (cambiarla non è possibile ovviamente)? Comprarsi da mangiare? Vestiti? Non potersi più permettere di uscire una sera ogni tanto? Non avere i soldi per il riscaldamento d’inverno?

Ma soprattutto mi chiedo se, questa gente, TUTTA, ovvero i giornalisti miei colleghi (sic!) e i funzionari delle banche in questione, si rende conto che ha letteralmente tolto almeno dieci anni di vita normale a una persona che all’epoca del fatto compiva 53 anni?

Come si quantifica un danno di queste proporzioni che a mio avviso è paragonabile se non peggio di un’ingiusta carcerazione perché la mancanza di denaro toglie ogni libertà, anche quelle di scelta.

Si rendono conto che in casi come questi l’effetto è “a cascata”, ovvero che per aiutare la persona in difficoltà una serie di esseri umani, ALTRI,  sono stati messi a loro volta in crisi?

Provate a pensarci, se domani la vostra banca, quella dove tenete tutti i vostri risparmi, vi telefonasse e vi dicesse che non avete più nulla, anzi che siete voi a debito cosa fareste?

Hanno la più vaga idea di quanti altri potrebbero essere caduti in un “giochino” del genere ed esserne inconsapevoli visto che nessuno di loro sedicenti “professionisti” si premura di avvisarli di quanto accade e quando in quelle banche,a prescindere da dove si trovino?

Non sono domande difficili da porsi di fronte a un caso del genere, ma pare che quasi tutti, e soprattutto quelli che avrebbero potuto risolvere immediatamente il problema (Ercolani? Benvenuto? Droghini?), o quelli che avrebbero DOVUTO dare notizia dell’accaduto  se non altro per fare in modo che non riaccadesse non ci abbiano nemmeno pensato (e la Carta dei Doveri dei Giornalisti a questo proposito parla chiaro, ma del resto da pusillanimi che non avvisano nemmeno dell’introduzione nel proprio Paese di MES, Fiscal Compact e varie altre amenità cosa ci si può aspettare? Vedi Nota a pié pagina).

E il Commissario della Legge che ha archiviato la questione con motivazioni quantomeno risibili (viste le parole del Giudice delle Appellazioni) è un essere umano pensante o è un mero esecutore di ordini?

E se viene stabilito che costei era ed è in grado di intendere e di volere perché allora ha archiviato un caso lapalissiano quantomeno di appropriazione indebita?

Ha ricevuto pressioni?

Se si da chi?

E la Banca Centrale della Repubblica di San Marino, specialmente nelle persone del Direttore Generale dott. Giannini o del “vigilante” dott. Gumina, visto che da quanto emerge dai carteggi erano stati informati dell’accaduto ben prima della denuncia (visto che quest’ultima comportava dei costi),  come mai non è intervenuta? Perché si è limitata a una laconica letterina alla denunciante in cui si chiamava fuori? Non fa parte della “vigilanza” controllare che le controllate non rubino o quantomeno non facciano bestialità come quella in oggetto? O il loro controllo si limita alla pulizia delle scarpe dei dipendenti di banca o alle loro cravatte?

Penso che stigmatizzare questi comportamenti sia dovere sia di ogni giornalista al corrente dei fatti, e degli stessi inquirenti poiché il nocciolo della questione non è solo il furto?/la truffa?/ l’appropriazione indebita?/ la negligenza?/ l’incapacità?,  ma il valore che viene dato alla vita di una persona in contingenze come quella in oggetto, che in questo caso, secondo coloro che sono stati citati in questo articolo pare ZERO.

Personalmente credo inoltre che in casi come questo debbano essere valutate tante componenti a carico delle persone coinvolte materialmente nella faccenda (giornalisti compresi), e che casi come questi non si possano ritenere conclusi finché individui di tal fatta non la dovessero mai pagare per l’effettiva gravità di quanto commesso, lasciato commettere o nascosto.  Qui non si tratta semplicemente di soldi, furti, truffe o imbecillità ma di palesi e GRAVISSIME violazioni della Carta dei Diritti dell’Uomo (art 12? Art. 4? Devo andare avanti?) che la Repubblica di San Marino ha sottoscritto da un bel pezzo. Quindi nel caso che vengano confermate le malefatte, l’incapacità o la stupidità dei protagonisti in negativo della vicenda, non penso ci si possa limitare alla mera quantificazione in denaro di quanto dovuto dall’istituto di credito che sarà chiamato a risponderne, ma che quest’ultimo e gli autori della brillante operazione finanziaria vengano puniti in maniera da non aver più nemmeno la tentazione di muovere un centesimo senza che ciò venga fatto nel rispetto della legge e dei regolamenti bancari.

Perché dico questo, che dovrebbe essere quanto mai scontato ovunque, poiché sono rimasto basito (oltre che per tutta la storia) nel venire a conoscenza del fatto che uno dei denunciati, l’ex direttore di filiale BCS Giovanni Crosara, dopo essere stato condannato a due anni (patteggiati) per riciclaggio, invece di essere a spasso o a fare “consulenze” da libero professionista fuori dalla Repubblica di San Marino indovinate che mestiere fa e dove?

Il direttore di filiale presso un’altra Banca, l’Istituto di Credito Sammarinese! (Pas mal, n’est pas?)

 

Un ultima domanda:

in casi di questa gravità (finanzaria, giuridica ma, soprattutto, MORALE ed ETICA)  la Repubblica di San Marino, i suoi Capitani Reggenti cosa fanno? Già perché per quanto mi riguarda se io volessi disperatamente uscire dalle black list o magari addirittura entrare nell’UE avrei già da un pezzo fornito a certi signori, che come è evidente se ne fregano della reputazione della Repubblica e dei suoi abitanti onesti, dei bei “fogli di via” obbligatori e definitivi.

nota:

segnare con una crocetta le disposizioni di base, ovvero i PRINCIPI FONDAMENTALI della Carta dei Doveri, rispettate dai giornalisti in questione:

(    Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. (se l’eccezione è che la questione non è di pubblico interesse chiedo subito per tagliare la testa al toro se non è di pubblico interesse sapere che una banca forse ruba, truffa,  investe a proprio piacimento i soldi dei clienti, nega le documentazioni relative all’ammanco per mesi, ha dipendenti un po’ distratti che si perdono i soldi. Mi pare che il discorso si possa chiudere qui. ndr)

       La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del governo o di altri organismi dello Stato.

fonte: http://www.imolaoggi.it/2015/09/09/quando-banche-e-diritti-umani-si-scontrano-commento-a-una-vicenda-reale/

 

Una banca, una persona e i diritti umani

SAN MARINO: ASSET BANK E BCS DI NUOVO SOTTO INDAGINE. I REATI IPOTIZZATI PER I DIRIGENTI COINVOLTI QUESTA VOLTA SONO TRUFFA, RICICLAGGIO ED ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Riaperto presso il Tribunale Unico il procedimento penale http://www.imolaoggi.it/2013/11/27/dirigenti-banca-commerciale-sammarinese-denunciati-al-tribunale-unico-di-san-marino/ nei confronti di Banca Commerciale Sammarinese assorbita da Asset Bank all’inizio del 2012, precedentemente archiviato con motivazioni la cui natura pareva quantomeno dubbia.
Il Giudice delle Appellazioni della Repubblica di San Marino ha espresso le sue motivazioni come da foto allegata del decreto che, a chiare lettere, oltre che stroncare in maniera definitiva le motivazioni della frettolosa ( e inconcepibile. ndr) archiviazione del procedimento da parte del Commissario della Legge Volpinari, stigmatizza addirittura un possibile coinvolgimento nell’indagine della Banca Centrale della Repubblica di San Marino probabilmente per capire le motivazioni del mancato intervento dell’Ufficio di Vigilanza (nonostante fosse stato avvisato attraverso un esposto ufficiale ben prima della denuncia nei confronti di BCS n.d.r.).

foto decretoSotto indagine per Banca Commerciale Sammarinese l’ex direttore generale Paolo Droghini e quello della filiale di dogana Giovanni Crosara già noto alle cronache giudiziarie (http://www.smtvsanmarino.sm/attualita/2010/07/14/societa-fantasma-riciclaggio-coinvolto-ex-direttore-banca-commerciale-san-marino), oltre che un sedicente broker riminese di nome Massimo Rughi.

Nuove nubi su Asset quindi,  dopo quelle che già visto indagati  per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio il suo Presidente Stefano Ercolani e l’attuale direttore generale oltre a membri del CdA (http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/San-Marino-rinviati-a-giudizio-i-vertici-di-Asset-Banca-1f4b1f68-4fa5-4a27-964a-f0083d828332.html).
Pare incredibile ma si tratta dello stesso Stefano Ercolani che ora indirettamente sembra essere coinvolto  anche nell’indagine su BCS di cui sopra,  considerato che ancora nel Marzo del 2013 si rifiutò di rispondere  alle croniste del Fatto Quotidiano (anzi si potrebbe dire che minacciò velatamente ed oltretutto per iscritto http://www.imolaoggi.it/2013/12/02/chiedono-informazioni-su-denuncia-a-banca-sammarinese-silenzi-e-velate-minacce-a-cronisti/) quando gli chiesero lumi sulla vicenda di Banca Commerciale e sull’operato di Asset riguardo la vicenda vista l’acquisizione dell’anno precedente, attraverso quattro semplici domande scritte che qui riportiamo testualmente:

–       La signora lamenta un utilizzo improprio del denaro depositato in un conto corrente aperto nel 2005 presso la Banca Commerciale di San Marino. Come evidenziato nell’esposto denuncia datato 3 agosto 2011, nello specifico, sarebbero stati fatti investimenti ad alto rischio senza le firme della correntista e senza, come sostiene, le necessarie deleghe. Dal suo punto di vista, che cosa è successo?

–       Da documentazione fornita dalla denunciante la Banca Commerciale di San Marino ha tentato un’azione conciliatoria rinunciando a 80.000 euro di esposizione debitoria della signora, e proponendo 20.000 euro di rimborso spese. Questa azione come va interpretata?

–       Ci sono in corso attività di verifica e di eventuale risarcimento del presunto danno lamentato dalla signora, oppure si attende la conclusione dell’iter giudiziario avviato dopo la presentazione dell’esposto?”

L’indagine è stata affidata al Commissario della Legge Simon Luca Morsiani già membro di spicco del “mani pulite” sul Titano ( http://www.libertas.sm/cont/news/san-marino-bcs-tanti-conti-mazzini-all-esame-di-simon-luca-morsiani/75056/1.html#.VdyiAzk9990 )

assetbcs

SAN MARINO: ASSET BANK E BCS DI NUOVO SOTTO INDAGINE. I REATI IPOTIZZATI PER I DIRIGENTI COINVOLTI QUESTA VOLTA SONO TRUFFA, RICICLAGGIO ED ASSOCIAZIONE A DELINQUERE